Per motivi che riguardano soltanto te, hai deciso che è arrivato il momento di morire.
Forse hai una malattia incurabile, e la tua unica prospettiva è quella di soffrire molto prima del finale inevitabile. Oppure hai raggiunto un’età in cui tutto è diventato più faticoso e meno interessante, e non ti va l’idea di dover dipendere d’ora in avanti da qualcuno per qualsiasi cosa, incluse le funzioni più private.
Qualunque sia il motivo, potrebbe arrivare il giorno in cui troverai un posto come questo, in grado di proporti una soluzione radicale.

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Si troverà in un luogo isolato, difficilmente raggiungibile, probabilmente protetto da vigilanze private, in modo che i soliti attivisti pronti a farti male per il tuo bene, e a uccidere per onorare la vita, si tengano alla larga. La vedrai da lontano, e ti sembrerà una giostra per giganti; le più grandi montagne russe che tu abbia mai visto.
Forse quel giorno sarete in tanti; oppure tu sarai disposto a pagare un sovrapprezzo per fare una corsa privata, solo tu e la tua scelta. Comunque sia, ti faranno accomodare sul tuo vagoncino personale, dove sarai assicurato da una cintura e da un sistema di monitoraggio cerebrale.
A quel punto comincerai a salire, senza fretta, lungo il primo tratto di questa giostra. Ci vorranno un paio di minuti, perché la salita è lunga mezzo chilometro, e ci sarà il tempo di ripensare alla tua vita e alla decisione che hai preso. Guarderai giù, verso un mondo sempre più piccolo e distante, e quando arriverai in cima avrai ancora qualche minuto per cambiare idea. Potrai dire qualcosa di indimenticabile, oppure salutare; forse ti limiterai a prendere fiato e a guardare giù, oppure su.
E poi basta, poi, se vuoi, schiaccerai il pulsante. E andrai giù per l’ultima discesa, in caduta libera.

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Raggiungerai i 360 chilometri orari in breve tempo, sentirai la vertigine, il respiro mozzato, la pelle d’oca; è un percorso studiato con cura, che serve a prepararti per l’ultima parte della corsa, quella davvero finale. Arrivato in fondo il vagoncino si raddrizzerà dolcemente, e affronterà il primo dei sette giri; la forza centrifuga ti porterà a testa in giù, inchiodandoti al sedile, spingendo verso il basso costole e organi interni e svuotando i polmoni, in modo tale che respirare diventerà più difficile.
È probabile, tuttavia, che a quel punto avrai già perso conoscenza. L’intero processo pompa il sangue verso le estremità del corpo, portando sempre meno ossigeno al cervello; si chiama ipossia cerebrale, ed è quello che alla fine ti ucciderà, sia che tu sia già svenuto, sia che tu sia ancora cosciente, e stia provando uno strano senso di euforia, con visioni bizzarre e confusione totale.
Entro la fine del settimo giro, a ogni modo, la giostra farà il suo lavoro, e tu non ci sarai più; il sistema di monitoraggio controllerà se ci sia bisogno di fare un secondo giro, ma questa è un’ipotesi davvero remota.

Non ci sarà nessun dolore fisico, niente del genere. Sarà una morte elegante e pure un po’ euforica, di quelle che uno, durante i discorsi al bar, potrebbe definire ‘da metterci una firma’.

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È stata pensata nel 2010 da Julijonas Urbonas, un artista, designer e ingegnere lituano che vive in Inghilterra, forte di un’esperienza lavorativa come direttore in un parco divertimenti e di approfonditi studi sugli addestramenti dei piloti.
Potrebbe funzionare come sistema di eutanasia, non a caso la giostra è stata chiamata Euthanasia Coaster, ma chissà, potrebbe persino essere utilizzata dagli stati che ancora applicano la pena di morte.

Più probabilmente, tuttavia, non sarà mai realizzata veramente, e resterà una provocazione pungente, dolorosa, divertente, repellente, un po’ tutto insieme, proprio come la vita e la morte.

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