È una notte di novembre del 1943. Franklin Delano Roosevelt lascia Washington in gran segreto e sale sullo yacht presidenziale. È diretto alla baia di Chesapeake, ma la sua destinazione finale è un’altra.
L’operazione è segretissima. Nome in codice: Eureka. Coinvolge anche l’Unione Sovietica e l’Inghilterra. È il primo vertice tra Roosevelt, Churchill e Stalin. Dopo la guerra, passerà alla storia come Conferenza di Teheran.
La mattina del 12 novembre Roosevelt arriva alla baia di Chesapeake per salire a bordo della nave da guerra USS Iowa, insieme al Segretario di Stato Cordell Hull e ai capi di stato maggiore.

«Non sapevamo cosa stavamo facendo alla baia di Chesapeake, finché non abbiamo visto lo yacht del Presidente», ricorda Grier Sims, membro dell’equipaggio dell’Iowa. «Avevano installato una vasca da bagno in uno degli alloggi e ci stavamo chiedendo a cosa diavolo servisse una vasca da bagno su una nave da guerra. Quando vedemmo Roosevelt salire a bordo con la sua sedia a rotelle, tutto ci fu molto chiaro».
L’Iowa prende il largo in silenzio, con l’ordine tassativo di evitare ogni contatto radio. Viene poi raggiunta da due portaerei e tre cacciatorpediniere. Uno di questi ultimi è la corazzata USS William D. Porter (DD-579), detta “Willie Dee“.

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La missione è semplice ma capitale: portare Roosevelt in Nord Africa per il primo dei vertici tra i tre leader alleati, in cui si sigleranno accordi che cambieranno il volto all’Europa.
La maggior parte dei marinai della Willie Dee non conosce lo scopo della missione segreta, né ha idea che il Presidente possa essere a bordo dell’Iowa, ma gli ufficiali lo sanno e tra loro c’è molta tensione.
Anche perché è successo qualcosa, quando sono partiti. Qualcosa di imbarazzante.

Quando la Willie Dee è uscita dal porto di Norfolk, si è sentito un fracasso terribile. Il comandante Wilfred Walter si è affacciato e ha visto che l’ancora non era stata del tutto imbarcata. Penzolava sul fianco della nave dopo aver divelto alcune scialuppe di salvataggio e spappolato una piccola imbarcazione ormeggiata al suo fianco.
Il comandante Wilfred Walter ha lasciato alle autorità portuali di Norfolk il compito di ripulire il disastro ed è corso a scortare il Presidente. La Willie Dee non ha riportato danni gravi, ma adesso gli ufficiali sono nervosi. Il viaggio non è certo iniziato sotto i migliori auspici.
In più, appena lasciate le acque americane, il convoglio entra immediatamente nella zona di maggior pericolo, quella notoriamente più infestata dai sottomarini tedeschi.

Le navi americane rallentano e osservano il silenzio radio.
Ma, appena un giorno dopo la partenza, una violenta esplosione fa tremare l’intero convoglio. Tutte le navi avviano immediatamente le manovre antisommergibile.
«Siamo sotto attacco», dicono, «date l’allarme».
Sull’Iowa, Roosevelt viene scortato nel suo alloggio. Ogni marinaio va in postazione. Tutti sono pronti alla battaglia. I tecnici radar scandagliano i fondali alla ricerca dei sottomarini tedeschi. Ma stranamente non ce n’è traccia.
Passa un minuto, ne passano due. Fino a quando un segnale arriva dalla Willie Dee.

Nell’imbarazzo generale, il comandante Walter informa l’intero convoglio che a esplodere è stata una delle bombe di profondità della Willie Dee, che si era accidentalmente sganciata dalla nave.
L’ammiraglio Ernest J. King, che dirige le operazioni a bordo dell’Iowa, porge le scuse al Presidente e si dichiara incredulo e mortificato. Poi redarguisce il comandante Walter: gli ricorda che la missione è di importanza assoluta. Non possono permettersi il minimo errore.

Poche ore dopo, un’onda anomala raggiunge il convoglio e travolge il solo Willie Dee. Uno dei suoi marinai viene scagliato fuoribordo dal muro d’acqua e si perde nell’oceano. Il convoglio è costretto a fermarsi per avviare le ricerche. Ma nonostante gli sforzi il marinaio disperso non verrà mai più ritrovato.

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Intanto, a bordo dell’Iowa, Franklin D. Roosevelt chiede spiegazioni del ritardo. Gli ufficiali sono preoccupati, e il Presidente ha intuito che c’è qualcosa di strano. Possibile che accada tutto alla Willie Dee? Possibile che, in appena un giorno, la nave sia stata vittima di ben tre incidenti? Che si tratti di un sabotaggio? Forse di un’operazione di spionaggio dei tedeschi?
Poco dopo, un’avaria colpisce i motori della Willie Dee. Un contrattempo in sala macchine, un guasto, non si sa. Fatto sta che il cacciatorpediniere arranca in coda, rallentando tutto il convoglio.

Spazientito, l’ammiraglio Ernest J. King rompe il silenzio radio. Prende il microfono e chiede di parlare direttamente con il comandante Walter.
Lo accusa di sabotare la missione. Volano parole terribili. Quella successione di incidenti non può essere dovuta al caso, dice King. Ma Walter è innocente. Né a bordo della sua nave c’è alcun sabotatore. È che la Willie Dee sembra davvero maledetta e quanto sta succedendo è semplicemente una serie di incedibili sfortune.

Nel frattempo, per rasserenare gli animi, il capitano dell’Iowa pensa che sia opportuno rassicurare il Presidente. Così decide di mostrare a Roosevelt e ai suoi collaboratori come la corazzata sia in grado di difendersi da un attacco aereo.
È il 14 novembre, il convoglio si è appena lasciato alle spalle le Bermude, la situazione è eccellente per allestire un’esercitazione.
Il Presidente viene portato sul ponte nella sua sedia a rotelle. Gli siedono intorno il Segretario di Stato e i capi di stato maggiore, circondati dagli agenti dei Servizi Segreti.
L’Iowa distende i cannoni difensivi. Dei palloni sonda vengono liberati in alto come obiettivi. I cannoni iniziano a sparare e ad abbatterli uno alla volta.

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Wilfred Walter

Sul Willie Dee, il comandante Wilfred Walter, binocolo agli occhi, guarda lo spettacolo da seimila iarde di distanza. Poi sposta il binocolo per vedere il 32º Presidente degli Stati Uniti d’America sul ponte dell’Iowa.
Walter è mortificato e nervoso. Vedeva questa missione come un’opportunità di carriera e ora si rende conto che deve invece salvarsi dal sospetto di alto tradimento. Sposta di nuovo il binocolo per vedere i palloni sonda. Alcuni sono scampati ai cannoni dell’Iowa ed entrano uno dopo l’altro nel raggio d’azione del Willie Dee.
Walter decide che è l’occasione di dimostrare l’efficienza della sua nave.

Ordina all’equipaggio di raggiungere i posti di combattimento. L’equipaggio esegue, preparandosi a un’esercitazione completa. I cannoni vengono spianati, i siluri preparati nei tubi di lancio. Quando tutto è pronto, Walter ordina di fare fuoco. E gli artiglieri iniziano a sparare.

Sottocoperta, nelle camere di lancio, i marinai Dawson e Fazio avviano la simulazione. Gli inneschi dell’espulsione siluri sono naturalmente disattivati, in modo da non causare le esplosioni necessarie a espellere i siluri in acqua. Quando parte la simulazione, l’ufficiale di plancia ordina i finti lanci a Dawson e Fazio, che eseguono le manovre:
«Fire one!»
Pausa.
«Fire two!»
Pausa.
«Fire three!»
Ed è qui, al terzo tubo, che Dawson e Fazio sentono la detonazione.

L’innesco del terzo siluro non era stato disinserito. Il missile è armato ed è partito. È già in acqua. Dawson e Fazio sono pietrificati.
Il siluro è inesorabilmente diretto verso l’obiettivo più grande e più prossimo. Vale a dire che farà saltare in aria l’Iowa.
Vale a dire che il Willie Dee ha appena sparato un siluro contro Franklin Delano Roosevelt.

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Gli ufficiali corrono come proiettili impazziti sul ponte del Willie Dee. Abbaiano ordini a caso. Chiedono quanto tempo occorra al maledetto siluro per raggiungere l’obiettivo. Potrebbe impiegarci tra i due e i tre minuti, quindi non c’è tempo da perdere.

Ma è il caos. Un luogotenente afferra un braccio del comandante Walter e gli chiede se ha dato lui l’ordine di uccidere il Presidente. Walter risponde come meglio può: balbetta, incredulo, farfuglia e poi urla a squarciagola: «What?!»
Il luogotenente decide di prendere in mano la situazione e ordina immediatamente di lanciare l’allarme: l’Iowa deve spostarsi all’istante da lì.
Per farlo senza rompere il silenzio radio, viene usata una lampada per il codice Morse.

Solo che il giovane marinaio addetto alla lampada è in preda al panico. Dal ponte dell’Iowa, con i loro binocoli, gli ufficiali leggono una serie di messaggi senza senso:
«Un siluro si sta allontanando dalla Iowa»; «La nostra nave sta andando indietro tutta».
È solo allora che il comandante Walter torna in sé e decide di rompere finalmente il silenzio radio.
«Lion, Lion, siluro in acqua! Virate a destra!»
«Identificatevi e ripetete. Dov’è il sottomarino?»
«Siluro in acqua, ripeto! Virate a destra! Emergenza, emergenza! Virate a destra, Lion, virate a destra!»

La nave esegue una manovra di emergenza, virando a dritta a tutta velocità. Tutti i cannoni sparano verso il siluro.
Roosevelt chiede a un agente dei Servizi Segreti di spostare la sua sedia a rotelle verso il parapetto, per vedere meglio il pericolo in avvicinamento. L’agente, in preda al panico, estrae la sua pistola e inizia a sparare in mare, come per fermare il siluro a suon di pallottole.
Tutti gli altri sono impietriti, in attesa dell’esplosione. Ma fortunatamente, a tre minuti dal lancio, il siluro esplode in mare a pochi metri dall’Iowa, senza causare danni.

Scriverà Roosevelt nei suoi diari:
Lunedì scorso esercitazione d’armi. La Porter ha sparato un siluro verso di noi per sbaglio. L’abbiamo visto — ci ha mancato di 300 metri.

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L’intero equipaggio della USS William D. Porter, detta “Willie Dee“, fu immediatamente arrestato e sottoposto a una serie di interrogatori e indagini. E fu definitivamente appurato che si trattò solo di una serie incredibile di errori e coincidenze.

Roosevelt raggiunse regolarmente Teheran, dove intanto era pronto il vero attentato nazista che avrebbe dovuto uccidere lui, Stalin e Churchill, la cosiddetta Operazione Weitsprung.
Ma questa è un’altra storia e, forse, ve la racconteremo un’altra volta.

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