Come avrete notato, per qualche settimana il nostro Archivio Roncacci è stato fermo. Gli amici, che sanno il perché, ci hanno chiesto a gran voce un post dedicato, ritenendo che possa essere di qualche interesse per tutti, e noi ci proviamo, a raccontarvi quello che ci è capitato.

Gli inizi, come spesso accade, sono molto semplici: la Roncacci tossisce. Una tosse persistente, di quelle che dopo dieci minuti prende il desiderio di uscire a cercare qualcuno con cui litigare, una tosse che toglie il sonno e la pazienza. Va dal medico, il quale controlla gola e vie aeree.
«Non c’è niente, – dice, – vada tranquilla, sarà una piccola laringite.»
Il problema, piccolo e in apparenza trascurabile, è che la Roncacci è un tantino ipocondriaca, e quindi si incupisce e comincia a cercare cose su internet. L’avete fatto anche voi, vero? Quando ti metti a digitare sintomi a caso su Google e il giudizio inappellabile della rete ti risputa indietro una diagnosi tremenda.

«E smettila di cercare malattie rare su internet! – la redarguisce il Roncacci. – Dai che abbiamo un blog da mandare avanti. Cerca altra roba, piuttosto.»
«La fai facile, tu, mica ti devi fermare tra una parola e l’altra per tossire, tu.»
Anche perché poi saltano fuori come niente malattie bizzarre che potrebbero comporre da sole un numero speciale dell’Archivio.

La Roncacci tossisce e tossisce, e intanto legge della signora Margaret Wegner, una tedesca che all’età di quattro anni, correndo con in mano una matita lunga sette centimetri, inciampa e se la conficca nella guancia; la matita scompare nella carne (lungo gemito inorridito della Roncacci, che si affretta a togliere ogni roba appena possibilmente contundente dalla cameretta del Roncacci piccolo), e in maniera del tutto horror si infila nel cervello, dove rimane per qualcosa come 55 anni. All’epoca non esiste una tecnologia adatta per una rimozione chirurgica, poi interviene la paura. Dopo lunghi anni di mal di testa e sanguinamenti dal naso, alla fine la signora Wegner si decide e si fa operare, per fortuna con successo (piccolo sospiro della Roncacci, subito interrotto dalla tosse).

«Ah, è di nuovo qui? Ancora con questa tosse, eh?»
«Eh sì, ancora.»
«Senta, ma non è che lei è un po’ stressata?»
«Beh. Se la mette così. Diciamo che questa tosse contribuisce al mio stress, ecco.»
«Lei si fida di me?»
«Ehm.»
«Si fida dell’omeopatia?»
«Beh.»
«Guardi, le scrivo il nome di questo spray per la gola. Lei, quando si sente agitata, lo spruzza. Vogliamo fare questo esperimento?»
«Uhm.»
«Allora arrivederci, eh.»

La Roncacci torna a casa tossendo, le pive nel sacco e un affanno crescente. Durante una delle tante notti insonni, per cambiare un po’, si mette a guardare la televisione, e intercetta una puntata di Malattie misteriose. Ipnotizzata, rimane fino alle tre del mattino a seguire il caso incredibile di due americani ammalati di peste bubbonica, una malattia estinta nel Medio Evo che, la Roncacci scoprirà con sorpresa, negli USA è ancora presente in maniere isolate e nel 2015 ha fatto almeno quattro vittime.

«Ullallà, ma questa tosse peggiora, eh? Sembra quasi una bronchite.»
«Eh, sono tornata apposta.»
«Faccia sentire, vediamo un po’. Ma no, io non sento niente.»
«Niente?»
«Le vie aeree sono libere. Non è che è stressata?»
«Ora sì.»
«Eh, lo vede? Deve stare tranquilla.»

Ora, intendiamoci, il medico della famiglia Roncacci è persona scrupolosa e gentile, e ogni volta visita e ausculta con attenzione. È anche spassoso, per la maggior parte del tempo, e molto empatico; spesso insiste per dare qualche giorno in più di mutua per rimettersi meglio, cosa che non tutti fanno.

Non c’è insomma un motivo particolare, a parte la tosse sempre più pesante, che spinga la Roncacci a cambiare oggetto delle ricerche su internet. È più che altro un caso, uno dei tanti da quando l’Archivio esiste, a farla inciampare su un medico che è passato alla storia per motivi molto distanti dai suoi studi.

«Siccome siamo da mesi tra studio medico e farmacia potremmo ben scriverlo, un articolo in tema,» – dice il Roncacci, sempre più preoccupato e impegnato a non darlo a vedere.
«Potremmo, sì, – tossisce la Roncacci. – Io però non so se ne ho le forze.»
«Proviamo a cercare, intanto. Chissà quante storie mediche bizzarre.»

Ora, la chiave di ricerca è sprofondata nell’oblio insieme a un sacco di altre cose, eppure la Roncacci una cosa la trova. Una cosa orribile, peraltro. La storia del dottor Henry Howard Holmes che, con i suoi oltre duecento omicidi, è stato uno dei serial killer americani più crudeli della storia.

«Accipicchia, questa tosse proprio non passa, eh? Ma le fa male?»
«Eh sì, ho questo peso al petto.»
«Faccia sentire. Lo sa che ha la febbre?»
«Ho trentotto e mezzo, sì, gliel’ho detto al telefono quando le ho chiesto se poteva venire lei a visitarmi.»
«Ah ecco. Si copra, si copra bene. E niente, le vie aeree sono libere.»
«E quindi?»
«E quindi sarà una laringite. Una brutta laringite, ne convengo. Anche se la gola non è mica rossa.»
«E quindi?»
«E quindi stia a casa ancora qualche giorno. Prenda tanta tachipirina. Vediamo un po’.»

Henry Howard Holmes, classe 1861, ha come sogno della sua vita quello di diventare medico; un vero peccato che venga espulso dalla scuola per una frode a base di furto di cadaveri spacciati per parenti, in modo da intascare le assicurazioni sulla vita. È solo l’inizio di una carriera criminale che culmina con un’invenzione di quelle da romanzo del terrore: il famigerato ‘Murder Castle’.

Il dottor Holmes ha solo venticinque anni quando, appena trasferito a Chicago, fa costruire questo enorme edificio a tre piani che funge da abitazione, farmacia, negozio e anche affittacamere. Il fatto è che non si tratta di un palazzo normale, ma proprio per niente; il secondo e il terzo piano sono una trappola di passaggi segreti, camere insonorizzate, scale e corridoi che non portano da nessuna parte, botole. Alcune di queste si spalancano sulla cantina, dove è stata messa una piscina piena di acido corrosivo. I muri sono tutti foderati con amianto, in modo da rilasciare gas nelle singole camere senza far saltare in aria l’edificio. Una stanza segreta è attrezzata come un forno crematorio.

La storia orrenda del dottor Holmes continua, ma la Roncacci è in una fase un tantino impressionabile; diciamo che legge il tutto con le dita sugli occhi, insomma. In rete potete trovare parecchi articoli che descrivono con raccapriccianti particolari tutti gli omicidi, gli agguati, le trappole che quest’uomo tese a innumerevoli vittime – alcune anche conosciute, ivi inclusa una fidanzata incinta – prima di essere catturato, un po’ come Al Capone, per le sue continue truffe ai danni delle assicurazioni.

«Pronto, dottore? Sono quella con la tosse, si ricorda?»
«Ah certo, come sta?»
«Insomma, stanotte sono finita al pronto soccorso. Ho la polmonite.»
«La polmonite? Ma come?»
«Un caso da manuale, mi hanno detto. Senta, avrei bisogno delle ricette per gli antibiotici.»
«Ma come gliel’hanno trovata?»
«Beh, mi hanno visitata.»
«Cioè, è stato un medico? Mi dica com’è andata. Come l’ha auscultata?»
«Ma che ne so, dottore. Mi hanno visitata e mi hanno mandata in radiologia.»
«Ah, ecco! Le hanno fatto i raggi. Così sì che si trova, una polmonite.»
«Eh, così bravi tutti, eh?»
«Come?»
«Dicevo, per le ricette che mi servono.»
«…»
«Dottore?»
«Ci sono rimasto male.»
«Ci è rimasto male.»
«Ma lei gliel’ha detto che io l’ho visitata tutte le volte che è venuta? Non sentivo niente. Gliel’ha detto?»
«Dottore, io non so se me ne vanterei, ecco.»
«Come?»
«Per quelle ricette.»
«Ah sì. Eh, se me lo diceva stamattina lo facevo subito. Ora non sono in studio. Chiami la segretaria, eh?»

Riconosciuto colpevole di oltre cento omicidi accertati, oltre a tutti quelli rimasti in dubbio, il dottor Holmes finirà impiccato nel 1896, a trentacinque anni.

Il medico della famiglia Roncacci, da parte sua, verrà a malincuore sostituito; ci mancheranno le lunghe conversazioni durante tanti mesi lieti, ma siamo certi che riusciremo a trovare altro materiale valido anche senza il suo aiuto.

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