Durante la nostra ricerca di storie bizzarre abbiamo già incontrato qualche prestigiatore; ci è capitato per esempio di parlare di un uomo che – forse – fece scomparire il porto di Alessandria per ingannare i nazisti.
La lista dei trucchi a disposizione dei moderni maghi è lunga e molto varia. Ci sono illusionisti in grado di fare apparire conigli dai cappelli, cambiare colore alle carte da gioco, smaterializzare oggetti e farli ricomparire da tutt’altra parte. Ci sono poi giocolieri e artisti di strada che possono ingoiare spade o sputare fuoco.

Meno conosciuta, invece, è una bizzarra specialità ormai andata in disuso e invece di gran moda nella seconda metà del diciassettesimo secolo, quella degli sputatori d’acqua, che magari non sembra ma era una cosa molto seria, risalente addirittura ai tempi della Grecia antica.
Uno dei più grandi maghi dell’epoca, Senofonte, che fu chiamato da Alessandro Magno per allietare gli ospiti al suo matrimonio, aveva come allievo tale Diopeithes di Locris, un uomo capace di creare fiotti di acqua e latte dalle proprie labbra.

L’arte di sputare acqua o, per dirla in maniera più esatta, di rigurgitare in maniera artistica grandi quantità di liquidi di vario genere, comporta un tipo di controllo dell’epiglottide opposto a quello dei mangiatori di spade.
Alcuni usavano speciali boccagli per amplificare il getto, quasi tutti prediligevano le performance all’aperto, in modo che i raggi del sole riverberassero sui fiotti.

Ma chi fu il più grande sputatore d’acqua di tutti i tempi? Vi stupirà sapere che ce ne furono addirittura due; di entrambi ci dà notizia per primo il grande Harry Houdini, che non passava il tempo soltanto a cercare di uscire dalle casseforti, ma scrisse anche parecchie cose sulla propria arte.
Nel suo The Unmasking of Robert Houdin, Houdini ci racconta di Blaise Manfrede, o de Manfre, secondo altre fonti conosciuto come ‘La Fontana Maltese’, un tizio che viaggiò in tutta Europa con il numero che lo rese celebre: inghiottire grandi quantità di acqua risputandole fuori in getti, oppure in piccole quantità, oppure riempiendo ogni tipo di bicchieri.

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Harry Houdini

Sempre Houdini riferisce che The European Magazine, nel 1765, riportò stralci di una lettera coeva a Blaise Manfrede, in cui uno spettatore raccontava di aver visto il grande sputatore d’acqua a una fiera a Francoforte, e di ricordarlo ancora come se non fosse passato un giorno.

Diceva di essere italiano, ed era basso e massiccio; il suo petto, la faccia, la fronte, gli occhi e la bocca erano molto grandi. Diceva anche di avere cinquant’anni, ma non sembrava averne più di quaranta.

Secondo la lettera, Manfrede si esibiva fino a tre volte al giorno in pubblico, e spesso veniva invitato nelle abitazioni di ricchi signori per degli spettacoli privati. Dopo un breve discorso in italiano (così riferisce l’autore della lettera, dichiarando di non avere la minima idea di cosa dicesse), Manfrede prima beveva dell’acqua, sputandone una parte subito dopo aver fatto dei gargarismi, per mostrare a tutti di non avere nulla tra i denti, poi cominciava il suo numero, riempiendo i contenitori da cui aveva appena bevuto con alti getti provenienti dalla sua bocca.

Ma la cosa più straordinaria era che quest’acqua, che lui gettava fuori con violenza, era rossa come il vino. E quando l’aveva sputata in due bottiglie diverse, in una era rossa e nell’altra pareva birra, e più ne sputava più l’acqua si scoloriva.

Il liquido, pare, odorava anche di alcol, aggiungendo meraviglia allo stupore.
Il numero terminava in maniera spettacolare, con Manfrede che inghiottiva trenta o quaranta bicchieri d’acqua, inclinava la testa all’indietro e produceva un getto d’acqua incredibilmente forte, tale da fargli meritare il nomignolo di Fontana Umana.

Quest’ultimo numero deliziava gli spettatori più di ogni altra cosa, e durante il mese che passò a Francoforte furono moltissimi quelli che vennero ad assistervi. Anche se lo ripeteva più di una volta al giorno, ogni volta erano presenti oltre quattrocento spettatori. Alcuni lanciavano sul palco i loro fazzoletti, altri i guanti, in modo che venissero bagnati con l’acqua sputata, e lui li restituiva profumati in maniere diverse, a volte di acqua di rose, a volte di fiori d’arancio e altre di brandy.

Immagine raffigurante Blaise Manfrede, nonostante la dicitura errata. La stampa proviene dalla collezione privata di Houdini

Un allievo di Blaise Manfrede, pare, fu tale Floram Marchand, ed è sempre Houdini a parlarne, questa volta in un volume dallo spettacolare e wertmulleriano titolo: Miracle Mongers and Their Methods; A Complete Expose of the Modus Operandi of Fire Eaters, Heat Resisters, Poison Eaters, Venomous Reptile Defiers (che si potrebbe tradurre come ‘Venditori di miracoli e loro metodi: un’esposizione completa del modus operandi di mangiafuoco, resistenti al calore, mangiatori di veleni, sfidanti di serpenti velenosi’, e che non si capisce come mai non sia mai stato tradotto in italiano).

Houdini prende le notizie dal Book of Wonderful Characters del 1869, in cui si parla di questo Floram Marchand, un francese che nel 1650 viaggiò fino a Londra per mostrare la sua arte di ‘trasformare l’acqua in vino’. Il suo primo maestro sarebbe stato un italiano di nome Bloise (sic), che secondo la leggenda fu interrogato da un inedito cardinal Mazzarino, talmente curioso da minacciarlo delle peggiori torture se non gli avesse rivelato il trucco. Comprensibilmente spaventato, Bloise svelò il segreto, e il cardinale non lo raccontò mai a nessuno.
Furono invece due amici inglesi di Marchand a diffondere, probabilmente per vendetta, i dettagli del trucco, che comprendeva l’ingestione di un colorante rosso e l’uso di aceto.

Non fu tuttavia a causa di questa rivelazione, probabilmente, che la moda delle fontane umane andò lentamente spegnendosi, quanto per via del cambiamento culturale; oggigiorno non sono molte, in effetti, le persone che pagherebbero per vedere gente che rigurgita in pubblico, sia pure a colori.

È anche vero che, raccogliendo materiale per questo articolo, ci siamo imbattuti nella figura di Stevie Starr, uno scozzese che dal 2010 partecipa a tutti i talent europei, da Britain’s got talent in poi, e che è conosciuto come ‘The Professional Regurgitator’.
Starr ingoia robe come lampadine, anelli e palle da biliardo, e le risputa indietro in maniera sorprendente ma, osiamo dire, non proprio attraente.

Das Supertalent
Stevie Starr

Ci fu, comunque, un altro sputatore d’acqua in epoca moderna, e Houdini ebbe modo di vederlo in azione. Si chiamava Louis Claude Delair ma era conosciuto con il nome d’arte di Mac Norton, e aveva apportato una variante importante al numero; oltre ai getti d’acqua, gli era infatti venuto in mente di inghiottire e risputare pesci rossi e piccole rane, tanto da essere chiamato ‘L’Acquario Umano’.
Tutto molto bello, tranne qualche piccolo infortunio professionale, così riferito da Houdini:

Ricordo la sua ansia in un’occasione, tornato nel camerino; pare che avesse perso una ranocchia – almeno, non ricordava il numero esatto del suo piccolo gregge – e appariva davvero terrorizzato dalla possibilità di dover digerire una rana viva.

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Mac Norton e le sue ranocchie
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