Non siate troppo sicuri di voi stessi.
Non importa quanto intelligenti e istruiti siete, anche voi potete essere ingannati.
James Randi

Questa è la storia di una comparsa, uno di quelli che di solito sono accanto ai protagonisti. Infatti chiunque l’abbia raccontata, questa storia stupefacente, si è concentrato su un altro uomo, che qui invece comparirà solo a margine.
Quella che leggerete qui è la storia di Deyvi Orangel Peña Arteaga.

Nato in Venezuela, a metà degli anni Settanta Deyvi è un ragazzino e vive a Caracas. È molto intelligente, con uno spiccato talento artistico, ma in verità non se la passa molto bene, perché nel Venezuela di quegli anni chiunque sia come lui è destinato a vivere nella paura ogni giorno.
Lo fermano per strada, lo spintonano, lo malmenano.
Deyvi vive in un mondo che non lo vuole. In un mondo che vorrebbe picchiarlo, rinchiuderlo, perfino ucciderlo, anche se lui non ha mai fatto del male a nessuno.
Anni dopo sarà lui stesso a raccontarlo con l’aria serena di chi conosce il mondo e che, conoscendolo, si limita a descriverlo così: «Il Venezuela di quegli anni era un ambiente molto violento per i gay. Sapevi che chiunque fosse tuo amico, o compagno di scuola, o qualsiasi altra cosa, si sarebbe messo contro di te. Tutto quello che sapevo era che dovevo nasconderlo. Dovevo nascondermi».

A sedici anni, durante una festa, Deyvi viene afferrato da tre ragazzi alle spalle. Uno gli punta una pistola alla tempia e gli urla contro. Gli dicono che è morto, che i frocetti come lui devono morire. Lo picchiano a sangue e scappano.
Deyvi si rialza con una sola idea in testa. La stessa che aveva già da tempo, e che adesso diventa l’unica sua possibilità.
Scappare da lì. Deve scappare, prima che lo ammazzino davvero.

Così parte per la California, per studiare arte.
Da studente ha un visto provvisorio, ma appena entra negli USA è come uscire da un incubo. Qui nessuno lo molesta, nessuno lo minaccia. Qui può vivere, studiare, andare in giro. Qui può essere se stesso, senza più nascondersi.

È allora che gli viene offerta una possibilità. Un uomo gli dice che può restare negli USA, se vuole. Che può restarci per tutta la vita.
Quello che deve fare, però, è infrangere la legge per ingannare l’immigrazione.
Gli viene offerta l’identità di un’altra persona, che gli dicono essere deceduta. Un certo Jose Alvarez, che ha ottenuto la cittadinanza americana e poi è morto.
Deyvi ci pensa. Alla fine decide che non ha scelta. Vuole vivere ed essere se stesso. Per poterlo fare, deve mentire.

Da quel momento diventa Jose Alvarez.
Per un po’ di tempo deve abituarsi. Ma non è difficile per un ragazzo giovane cambiare nome. Non è che una convenzione, si dice, solo un nome come un altro. E quel nome adesso non appartiene più a nessuno. Appartiene a lui.

Jose Alvarez inizia a vivere la sua vita da ragazzo libero, finalmente. Continua a studiare, a dipingere.
Un giorno, nella seconda metà degli anni Ottanta, Jose sta facendo una ricerca alla biblioteca di Lauderdale. Un uomo molto elegante gli si avvicina e iniziano a conversare. È un corteggiamento, ma nessuno dei due può esserne certo. Nessuno dei due ha il coraggio di fare un passo oltre la conversazione amichevole, e quindi rischiare un insulto. E così continuano a parlare, soprattutto di astronomia e strumenti ottici. Vanno avanti per tutto il pomeriggio.
Il giorno dopo, Jose racconta ai suoi amici di aver incontrato un uomo straordinario, dice che vorrebbe incontrarlo ancora.
Non ha idea di chi sia quell’uomo, non sa che in realtà è molto famoso.

È lui il protagonista più ovvio di questa storia. In quegli anni non è ancora all’apice del successo, ma è già apparso molte volte in tv.
È un illusionista, probabilmente il più grande escapista dopo Hudini. Si chiama James Randi, al secolo James Hamilton Randall Zwinge, noto nel mondo dello spettacolo come The Amazing Randi (“lo stupefacente Randi”).

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The Amazing Randi

Randi, però, è molto più che un illusionista. Da qualche tempo ha lasciato il palcoscenico per dedicarsi a un lavoro che lo renderà famoso in tutto il mondo: smascherare i ciarlatani.
È tra i fondatori e principali membri dello CSICOP, il Comitato per l’Investigazione Scientifica delle Affermazioni sul Paranormale, oggi Comitato per l’Indagine Scettica. Sarà lui a smascherare, tra gli altri, Uri Geller e a creare di fatto la figura del “debunker”, che arriverà anche in Italia, con l’istituzione del CICAP.

Da esperto illusionista e mentalista, Randi è diventato un paladino della verità. Probabilmente il più grande smascheratore di falsi del nostro tempo. Di sicuro il più noto al mondo.

Affascinato, Jose si lascia coinvolgere nel lavoro di sbugiardare gli impostori veri, quelli che rubano soldi ai creduloni, spacciandosi per predicatori toccati da Dio e intrappolando la gente ingenua in truffe che rovinano intere famiglie. Poi, un giorno, Randi gli propone di aiutarlo.

In quegli anni, negli Usa crescono delle piccole comunità intorno a dei ciarlatani che millantano di fare miracoli e prevedere il futuro.
Sono molto popolari, tengono conferenze a pagamento, spillano soldi a famiglie in difficoltà, raccontando fenomeni paranormali che, per citare lo stesso Randi, «Erano delle tali assurdità! Non ricordo il termine tecnico… ah, sì: stronzate».
Il fenomeno dilaga, e nessuno riesce ad arginarlo. È per questo che una nota trasmissione televisiva americana si rivolge a Randi, chiedendogli di trovare il modo per smascherare questi truffatori.

Randi dice che non si può dimostrare che mentano. Se qualcuno afferma di essere posseduto da spiriti antichi, non c’è modo di provare che dica il falso. L’unica possibilità è fare l’esatto opposto:
«Dobbiamo crearne uno», dice Randi. Un falso profeta costruito ad arte, il più credibile di tutti. Dobbiamo fare in modo che per un po’ la sua fama cresca. A quel punto sveliamo il trucco, facciamo cadere la maschera, e con essa cadranno tutte le altre.

Ma chi potrebbe mai interpretare questo ruolo? Di chi potrebbe fidarsi Randi?
La risposta è in casa sua: Randi propone a Jose di interpretare il ruolo, mettendo a frutto le sue doti di attore.

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Jose nei panni di “Carlos”

È il 1988, quando sulle scene americane appare un ragazzo dai tratti latini che presto diventa famosissimo. Si chiama Carlos, dicono, ed è posseduto da uno spirito antichissimo.
Quando rivelano a tutti l’inganno in diretta televisiva, Jose Alvarez e James Randi dimostrano, oltre al resto, quanto creduloni siano i mass media, che non hanno mai verificato le fonti, le notizie false, le false prove con cui è stato costruito il personaggio di Carlos.

Adesso, la vita di Jose è negli USA. Questa burla che ha portato avanti senza preoccupazioni dimostra quanto stia vivendo appieno la sua nuova vita, con il nome di Jose. Adesso la sua infanzia è dimenticata, e con l’infanzia è dimenticato il suo vero nome.
Jose non nasconde a Randi il suo passato, ma omette questo dettaglio, e solo questo. Il dettaglio del nome rubato. Non può informarlo, si dice. Non può dire all’uomo che ama di aver commesso un reato, sia pure un reato che Randi giustificherebbe. Perché Randi diventerebbe complice.

Jose e James adesso vivono insieme. Sono una coppia, anche se ufficialmente Randi non ha fatto coming out. Non nascondono la loro relazione ad amici, parenti e conoscenti, ma nemmeno ne parlano pubblicamente. Randi è un uomo d’altri tempi, legato a una cultura di riservatezza, e Jose viene da un Paese dove essere gay poteva costarti la vita.
Jose si afferma come artista, e i suoi lavori vengono esposti nelle gallerie. Randi diventa sempre più famoso nelle sue battaglie contro le truffe legate al paranormale.
Anno dopo anno, Jose e James costruiscono la loro vita insieme. Il nomignolo affettuoso che Jose usa per il suo compagno è “Amazing”.

Poi, un giorno del 2010, dopo più di 20 anni insieme, Randi dice al suo compagno che ha deciso di fare coming out.

Ha ormai 82 anni, per cui Jose gli chiede perché farlo adesso, dal momento che tutti gli amici e i parenti in effetti lo sanno già. Ma entrambi conoscono la risposta. Non è per sé che un uomo tanto noto e apprezzato decide di informare tutto il pubblico della propria omosessualità. Il gesto vale per gli altri.
«È un gesto di totale onestà», spiegherà poi Jose alle telecamere. «Avendo dedicato tutta la sua vita alla verità, aveva bisogno di fare coming out pubblicamente».

Lo fa in diretta alla radio.
E poi con questa dichiarazione scritta:

Bene, eccoci qui. Il termine non mi piace per niente, ma lo uso perché è quello riconosciuto e accettato. Sono gay. Dopo circa settant’anni di esperienza personale, posso dirvi che non c’è molto di ‘gaio’ nell’essere omosessuale. Per i primi vent’anni della mia vita ho dovuto vivere all’ombra, in una cultura che era, almeno esternamente, del tutto ostile a ogni variante esistenziale. Non ho mai scelto, tuttavia, di mascherarmi in qualche modo; la mia folta barba non era da considerarsi un mascheramento, ma parte del mio costume da congiurato. Piano piano, l’attitudine generale che ho percepito intorno a me ha cominciato a cambiare, e oggi trovo che sia venuta fuori una generale e salutare accettazione di stili di vita differenti – fatta eccezione, ovviamente, per le culture che vivono in una paura costante e abietta di castighi divini provenienti da vari libri sacri. Tempo un’altra ventina d’anni e sono fiducioso che le nuove generazioni vivranno in un’atmosfera di accettazione molto migliorata.

È un momento molto bello, un atto applaudito in tutti gli Stati Uniti.
Poi, appena due anni dopo, all’improvviso tutto crolla.

È il 9 settembre del 2012. Randi guarda fuori dalla finestra e vede auto della polizia e degli agenti federali. Circondano la casa.
Gli agenti fanno irruzione, assalgono Jose, lo buttano a terra e lo ammanettano.
Gli dicono che è in stato d’arresto per furto d’identità e falsificazione del passaporto. È un fuorilegge, un clandestino.
Lo portano via.

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Jose al momento dell’arresto

Per James “Amazing” Randi è un colpo micidiale. Ha dedicato la vita alla verità, e adesso scopre che l’uomo con cui ha vissuto negli ultimi 25 anni, l’uomo che ama da 25 anni, è un falso, un bugiardo.
Resta solo, Randi, un 84enne in piedi sul bordo della piscina. Non sa cosa pensare. Non sa cosa fare.
Poi si riscuote.
«Io so chi è», si dice. Alza la testa e se lo dice. «So chi è, non importa quale sia il suo nome. Lui è il mio compagno. Se c’è qualcuno che sa chi è, quello sono io».

Nove mesi dopo, si tiene il processo contro Deyvi Orangel Peña Arteaga. L’esito è totalmente incerto. James Randi non sa cosa accadrà, ma sa che da quella decisione dipende anche la sua vita, perché da quella decisione dipende la vita del suo uomo.
Le leggi contro i clandestini, in USA, possono essere molto dure. E il giudice che presiede è noto per essere tra quelli che incoraggiano la deportazione.

Deyvi si dichiara colpevole e racconta al giudice la sua storia.
Per tre ore, il giudice ascolta le testimonianze di amici e conoscenti. Nessuno di loro era al corrente della vera identità di Jose, nemmeno il suo compagno di vita. Ma tutti, per tre ore, lo difendono, lo elogiano, lo raccontano come l’uomo che è. Lo capiscono.

La sentenza arriva poche ore dopo. Il giudice gli dà il minimo della pena, sei mesi ai domiciliari e 150 ore di servizi sociali. E concede che possa restare sul suolo statunitense, pur negandogli la cittadinanza.
«Abbiamo vinto», dice Randi alle telecamere fuori dal tribunale, alla fine del processo. «Questa volta abbiamo vinto noi».

Pochi mesi dopo, nel 2013, non appena i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono dichiarati legali su base federale, James e Deyvi vanno a Washington e si sposano.
Attualmente vivono insieme nella loro casa.

A loro, e a tutti noi, auguriamo una buona giornata mondiale del coming out.

«Prima la questione era diventare invisibile.
Ora dovrebbe essere esattamente il contrario».
Deyvi Orangel Peña Arteaga

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James “The Amazing” Randi e Deyvi “Jose” Arteaga
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