Una cosa che mi piace tanto delle storie è che possono avere moltissimi inizi e innumerevoli finali, a seconda di come si decide di raccontarle.
Trovare il punto giusto è un piacere personale di chi ha deciso di fare questo, raccontare, ma anche una responsabilità.

La storia che vi presentiamo oggi, per esempio, potrebbe essere vista come una favola distopica, e allora comincerebbe il 12 agosto del 1966, nella cittadina brasiliana di Campos dos Goyatacazes.
Nel cortile di una casa Manoel e Miguel, due amici trentenni, stanno modellando un tubo di piombo. Sono assorti, del tutto concentrati nella loro impresa, tanto che un vicino si incuriosisce e chiede cosa stiano facendo. La risposta dei due amici arriva senza incertezze: stiamo lavorando per evitare la fine del mondo.

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Campos dos Goyatacazes

C’è però un altro possibile inizio, cinque giorni dopo, di mercoledì, quando i due salgono su un autobus, pronti a percorrere duecento chilometri per arrivare a Niteròi.

Ai parenti hanno raccontato che ci devono andare per comprare delle componenti elettriche che servono al loro lavoro di tecnici, e una Volkswagen Sedan usata. Un collaboratore di Manoel li accompagna alla stazione degli autobus; a lui hanno detto che stanno andando a Sao Paulo e, appena arrivati, insistono per non essere accompagnati fin dentro.
La nipote di Miguel li incontra alla fermata e si ferma per salutare; è stupita che i due vadano fino a Niteròi per comprare una macchina, che potrebbero trovare a minor prezzo in città.
Miguel taglia corto alle sue obiezioni e le risponde che quello non è l’unico scopo del viaggio; al suo ritorno, promette, le rivelerà qualcosa di straordinario.

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Niteròi negli anni ’60

Una volta arrivati a destinazione, Miguel e Manoel vanno nel negozio di elettronica in cui erano già stati clienti, ma non comprano nulla. Poi, mentre fuori inizia a piovere, entrano in un negozio di abbigliamento per comprare due impermeabili uguali, ma ne escono in tutta fretta, senza nemmeno indossarli.

Vengono poi notati in un bar per la loro aria agitata; Miguel, che continua a guardare l’orologio, compra una bottiglietta di acqua, e al momento di pagarla ritira lo scontrino che gli farà restituire la cauzione se riporterà il vuoto.

L’ultimo avvistamento viene fatto da un vigilante, ai piedi della collina di Morro do Vintem, in periferia; Miguel e Manoel scendono da una jeep in compagnia di uno o due uomini, poi cominciano a salire su per la collina da soli, nonostante il buio in arrivo e il brutto tempo.

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Morro do Vintem

Poi, ancora, c’è l’inizio da film o da serie tv molto nera; è quello che parte dalla fine della storia.
È il pomeriggio del 20 agosto 1966, e un ragazzo ha perso il suo aquilone. Salendo sulla collina di Morro do Vintem comincia a sentire un odore molto forte, molto sgradevole. Il ragazzo continua a salire, forse ha già capito cosa sta per trovare, o forse no; quando però vede i due cadaveri si volta di scatto e corre giù, corre come un matto, fino alla prima stazione di polizia.

Ci sono tanti possibili inizi per questa storia, ma il triste epilogo è unico.
Manoel Pereira da Cruz, di 32 anni, e Miguel Josè Viana, di 34, sono trovati morti, in avanzato stato di decomposizione, in cima alla collina. Sono stesi su uno strato di foglie di attalea oleifera, una pianta locale, che sono state tagliate con qualcosa di affilato. Nessun segno di violenza è visibile. Sono vestiti elegantemente e indossano due impermeabili nuovi, identici. Sul volto portano entrambi due specie di maschere di piombo, simili a occhiali protettivi senza il foro per gli occhi.

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Accanto a loro, alcuni foglietti di bloc notes in cui si può leggere, in portoghese corretto:
“Domenica, una compressa dopo il pasto;
lunedì, una compressa al mattino a digiuno;
martedì una compressa dopo il pasto;
mercoledì una compressa prima di coricarsi”
E inoltre:
“Alle ore 16:30 trovarsi nel luogo concordato.
Alle ore 18:30 ingoiare la capsula dopo l’effetto,
proteggere i metalli aspettare il segnale maschera.”

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Che cosa è successo? Si è trattato di un suicidio molto elaborato o di un omicidio, magari per furto?
Le prime indagini si concentrano in effetti sui soldi che Manoel e Miguel avevano con sé al momento della partenza, ufficialmente per acquistare la macchina, e che non ci sono più: mancano 2300 cruzeiros, una cifra importante per quegli anni, ma è anche vero che le tasche non sono del tutto vuote.
Allora perché rubare solo una parte dei soldi? E in ogni caso, cosa significano quegli appunti trovati sul posto?

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Gli inquirenti scoprono poi dai parenti che le vittime erano appassionate di spiritismo, all’epoca molto diffuso in Brasile. Entrambi avevano partecipato a varie sedute spiritiche e, sempre secondo i parenti, sarebbero stati addirittura affiliati a uno o più circoli esoterici segreti, sostenendo di essere in contatto con esseri di altre dimensioni.

Il mistero si infittisce quando viene fuori che un caso molto simile si era già verificato, nel 1962, sulla vicina collina di Morro do Cruzeiro; un tecnico radiotelevisivo, Hermes Luiz Feitosa, era stato trovato morto con una maschera di piombo identica accanto. Stando alle dichiarazioni di amici e parenti, la vittima era convinta di poter captare segnali radiotelevisivi senza ausili elettronici, ma con la sola forza della mente.
Manoel e Miguel volevano dunque contattare entità ultraterrene? Possibile che si sia trattato di un rito esoterico finito male? In questo caso, che compresse sarebbero state ingerite? Un non meglio specificato ‘professore di yoga’, intervistato sul Folha de Sao Paulo, ipotizzò che i due uomini avessero tentato un esperimento telepatico con onde di pensiero ad alta frequenza; in circostanze del genere, sempre a detta del professore, si usano alcaloidi come Lsd o mescalina per ‘accelerare le frequenze del cervello’.

Gli esami tossicologici sui cadaveri non poterono però trovare nulla, anche a causa dell’avanzato stato di decomposizione. Come mai, però, nessuno dei numerosi topi presenti sulla collina ha fatto scempio dei corpi, come spesso succede? Come mai non c’è nessuna traccia di morsi?

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Quante volte iniziano le storie, prima di arrivare al loro epilogo? Quanti punti di vista si possono trovare, quante angolature? In questo strano caso, ci potrebbe essere ancora un altro inizio.

È sempre il pomeriggio del 17 agosto, e la signora Gracinda Barbosa Coutinho da Sousa, una donna molto rispettata della buona società, sta guidando dalle parti di Morro do Vintem; in macchina con lei ci sono tre dei suoi bambini. A un certo punto, davanti ai suoi occhi stupefatti, appare un oggetto arancione di forma ovale, che spande raggi in tutte le direzioni, oscillando proprio sopra la collina. La signora da Sousa si ferma, e insieme ai figli osserva lo straordinario spettacolo, che dura ancora qualche minuto; poi l’oggetto fiammeggiante scompare nel nulla.

Un buon inizio per una storia di alieni, forse un po’ banale, no?
A ogni modo, qualunque cosa sia capitata a Manoel e Miguel, l’unica cosa su cui non ci sono dubbi è che entrambi, da morti, avevano espressioni serene, come se avessero finalmente trovato quello che cercavano.

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